La Legge del 20 maggio 2016 n. 76 introduce nel nostro ordinamento l’istituto dell’unione civile tra persone dello stesso. Cerchiamo di capire cosa è successo durante la fase parlamentare di approvazione e quale è stato il ruolo del Movimento 5 Stelle.
Partiamo dal Senato, una delle due Camere del Parlamento, che per prima ha approvato la legge. Qui sedevano il Partito Democratico, che governava il paese in quel momento, il centro destra, in particolare con Lega e Forza Italia e il Movimento 5 Stelle con 35 senatori, circa il 10% dei senatori. E’ da specificare che in quel momento, a circa due anni dalle elezioni del 2013, il Movimento aveva perso quasi 20 senatori.
Proprio al Senato il Partito Democratico presenta una legge sulle unioni civili, la cosidetta Cirinnà, che prende il nome dall’omonima senatrice dello stesso partito. Il Movimento 5 Stelle, che sostiene la legge, non presenta alcun emendamento alla legge. Questo proprio per arrivare alla più veloce approvazione, senza richieste di emendamenti, ovvero modifiche. La Lega e Forza Italia, in particolare la Lega, presentano circa 5000 emendamenti, quasi tutti ostruzionistici e pretestuosi. Eppure anche il Partito Democratico presenta emendamenti. Quindi emendamenti per modificare la sua stessa legge, presentata da una sua senatrice. Questo significa che una parte del partito vuole modificare la propria legge.
A questo punto il Partito Democratico propone lo strumento del “canguro” per fronteggiare i 5000 emendamenti pretestuosi di area centro destra. Uno strumento che avrebbe permesso di annullare il dibattito parlamentare con un unico voto su tutti gli emendamenti, compresi quelli del Partito Democratico. Partito Democratico in cui era nota una parte di senatori contrari alla legge, denominati giornalisticamente come Cattodem, più una seconda parte dubbiosa, vicina agli ex comunisti, oltre una terza parte, ovviamente favorevole. Partito Democratico che per non mostrare tale dissenso ulteriormente riesce a giocare mediaticamente contro i 5000 emendamenti pretestuosi e imbarazzanti del centro destra. Un assist fantastico per nascondere l’omofobia interna del PD. La Lega però, accorgendosi di tale meccanismo, ritira circa 4500 emendamenti, lasciandone in gioco solo 500, a cui vanno aggiunti dunque quelli di Forza Italia e del Partito Democratico. Un numero che va ridimensionarsi fortemente e viene dunque preso in considerazione per la discussione parlamentare. A tal punto il Partito Democratico boccia la proposta del Movimento 5 Stelle di votare velocemente gli emendamenti, questo infatti avrebbe mostrato in aula una spaccatura di una legge su cui il PD avrebbe perso voti agli occhi dell’opinione pubblica. Il capro espiatorio dunque diventa il Movimento 5 Stelle. Ovvero una forza che non aveva presentato emendamenti, che chiede di votare velocemente gli emendamenti presentati dallo stesso partito che ha proposto la legge e che ha appena il 10% dei senatori. Poco importa se il Partito Democratico è l’unico partito a non avere nemmeno nel programma il matrimonio egualitario. Poco importa se il Partito Democratico non ha i voti per una sua stessa legge. Poco importa se tutto questo avviene nel 2016, in ritardo di vent’anni rispetto ad altri paesi. Ciò che importa al PD è salvare la faccia, non andare al voto e trovare un capro espiatorio. La verità è che il Presidente del Consiglio Renzi, nonché leader del PD, non aveva i voti del suo stesso partito.
Il Movimento 5 Stelle che a quel punto si rifiuta di votare un “canguro” su qualche centinaio di emendamenti diventerà il colpevole delle colpe altrui, fino a quando Renzi troverà la soluzione stralciando la stepchild e mettendo la fiducia sulla legge sulle unioni civili. A onor della cronaca va sottolineato che il Movimento 5 Stelle, nonostante narrazioni erronee, il 25 febbraio al Senato non voterà contro la legge, come avrebbe dovuto fare normalmente per un voto di fiducia governativo. I senatori del M5S infatti abbandoneranno l’aula in modo da favorire il passaggio della legge, in quanto al Senato l’astensione equivaleva, a quei tempi, ad un voto contrario. Nonostante questo oggi ancora si narra che il Movimento 5 Stelle abbia affossato la legge sulle unioni civili, ma poco si dice su altri partiti, come Sinistra Ecologia e Libertà che al Senato votò contrariamente, rischiando dunque davvero in tal modo di affossarla. Il voto di fiducia passerà dunque al Senato con 173 favorevoli e 71 contrari.
Per la cronaca alla Camera la legge passerà invece, sempre tramite fiducia, il 9 maggio 2016 con 372 voti favorevoli, 51 contrari e 99 astenuti, appartenenti al Movimento 5 Stelle e Possibile (alla Camera l’astensione non valeva come voto contrario). A proposito, anche di Possibile, come degli eredi di Sinistra Italiana, si dice che hanno affossato la legge sulle unioni civili?
foto Huffington Post