In un recente appello al quotidiano Il Foglio l’ex deputata del Partito Democratico Anna Paola Concia e l’ex direttore di Gay.it Alessio De Giorgi pongono un interrogativo sul “massimalismo”, a loro avviso, delle ultime battaglie del movimento LGBT. Troppo spazio a “gestazione per altri, schwa, asterischi e fluidità” piuttosto che al perseguire battaglie legate alle leggi contro le discriminazioni, matrimonio egualitario e riforma della legge 164/82, riguardante le persone trans e il percorso di affermazione di genere. Radice della critica è il ricopiare le battaglie americane, cosiddette “oltre oceano”. Sembra infatti che abbia dato particolarmente fastidio a Concia e De Giorgi anche il concentrarsi sui bagni di genere neutro o sul fatto che “la fluidità di genere doveva diventare legge.” E addirittura l’esistenza di un diritto alla filiazione da parte delle coppie omosessuali maschili.

Ma andiamo per ordine. La critica parte da Anna Paola Concia. Fa coming out nel 2000 e il suo attivismo è particolare: non nelle associazioni ma nei partiti. Prima nel direttivo di Gayleft, la consulta LGBT dei Democratici di Sinistra, e poi responsabile del tavolo nazionale LGBT del Partito Democratico. Tutte realtà politiche che non presentavano nel proprio programma nemmeno il matrimonio egualitario. Abruzzese, viene candidata in Puglia per essere eletta ed entrare nel 2008 in Parlamento. Quando si dice l’attivismo sul territorio. Lavora a una proposta di legge contro l’omofobia, ovvero la semplice estensione della legge Mancino. In piena linea con le proposte che il Partito Democratico e il centro-sinistra italiano ci hanno propinato per anni. Ovvero che un fenomeno d’impatto come l’omofobia avesse bisogno di un semplice aggravante penale. Mentre per la violenza contro le donne si aprivano centri antiviolenza e si costruivano percorsi di supporto per le vittime, il PD trascinava le richieste del movimento LGBT nel solito calderone dell’estensione della legge Mancino. Cosa accaduta fino a pochi anni fa, quando perfino la proposta di Alessandro Zan era composta da una manciata di articoli orientanti in tal senso, poi rivisti fortunatamente dalla senatrice del Movimento 5 Stelle Alessandra Maiorino e trasformata nella cosiddetta “legge Zan“. Che poco ha di Zan e del PD, e tanto dei pentastellati, ma questa è un’altra storia. Sicuramente c’è però da evidenziare che forse, il massimalismo, è quello di chi crede che l’omofobia si combatta con la mera estensione della legge Mancino. Concia nel 2013 viene ricandidata, stavolta nel suo Abruzzo, ma non viene rieletta. Ci saluta e si trasferisce in Germania. Assessora nel 2017 a Firenze con il sindaco Dario Nardella, recentemente farà scalpore la sua nomina da parte del Ministro Valditara come coordinatrice del progetto nelle scuole “Educare alle differenze”. Sì, proprio quel Valditara che firmava l’appello contro le Unioni Civili. In quel 2016 di mobilitazioni di piazza tanto acclamato da Concia. La nomina fa scalpore, la Lega attacca e Valditara ritira la nomina.

Diverso è il percorso di Alessio De Giorgi. Militante LGBT, ex presidente di Arcigay Pisa e ex componente della Segreteria nazionale di Arcigay. Un percorso sicuramente diverso da quello di Concia. Più volte direttore di Gay.it, è noto il suo “outing” ai parlamentari cattodem del Partito Democratico contrari alla stepchild adoption della legge sulle unioni civili. Sostiene Matteo Renzi nel 2012 come candidato alle primarie del Partito Democratico, poi però nel 2013 annuncia la sua candidatura al Senato con la lista di Mario Monti. Si ritira però per alcune foto pubblicate da Libero dove leccava i seni finti di una drag queen e per il possesso di alcuni “siti internet di escort gay e incontri hot” come ci dice Huffington Post, che saranno poi oscurati immediatamente dallo stesso De Giorgi. Insomma un personaggio abituato a battaglie non “massimaliste”. Vittima, come lui stesso afferma, di “campagne denigratorie”, ma che oggi è pronto a fare la morale al movimento LGBT. Si consolerà diventando il comunicatore social di Matteo Renzi, con qualche divertente gaffe, che sempre ci racconta Huffington Post.

Concia e De Giorgi, forse troppo impegnati nelle consulenze in Germania, la prima, e a far post per Renzi, il secondo, hanno però in un attimo dimenticato quali sono state le richieste del movimento LGBT, con relativi risultati, strumentalizzando la retorica del pelo nell’uovo.

Cerchiamo di ricostruire. Nel 2016 cento piazze italiane si riempiono di tante persone per le unioni civili. Mentre negli altri paesi europei si arrivava al matrimonio egualitario, in Italia approdavamo solo alle unioni civili. Questo per colpa di un centro-sinistra, anzi del Partito Democratico, in ritardo di venti o trent’anni. A cui forse Concia e De Giorgi avrebbero potuto scrivere una lettera sul “massimalismo” delle battaglie, visto che la notizia dell’inserimento nel programma elettorale del PD del matrimonio egualitario è solo del 2022. Il PD di quel Letta e di quel Renzi (tanto caro a De Giorgi) che perdeva voti su una legge proposta da una propria senatrice. Quel PD di Renzi (sempre tanto caro a De Giorgi) che dovrà ricorrere al voto di fiducia per far passare la legge, tral’altro stralciata dell’adozione del figlio del partner. E che ricandiderà tanti di quei famosi “cattodem” alle elezioni successive del 2018. Questo per specificare che se Concia e De Giorgi parlano di movimento LGBT, è forse il caso di vedere dove sono davvero le responsabilità dell’arretratezza in tema di diritti civili. Ovvero nella politica. Ovvero nel centro-sinistra. Ovvero nel Partito Democratico. Che tanto hanno amato.

Il movimento LGBT subisce il colpo, qualcuno festeggia. Qualcuno soffre l’amaro stralcio della stepchild adoption. Nel 2018 le elezioni premiano il Movimento 5 Stelle e si ribalta il quadro delle collaborazioni. È durante questa legislatura che infatti viene ottenuto un risultato che va oltre i classici schemi descritti da Concia e De Giorgi. La senatrice Maiorino si fa carico di scrivere una legge con le associazioni LGBT, proponendo un testo alternativo e nuovo. Qualcosa che il Partito Democratico non aveva mai fatto. Zan ne riprende il testo e fa sua una proposta che finalmente supera quello che il centro-sinistra ci aveva proposto per anni, ovvero la mera estensione della legge Mancino. Il testo naufraga, non va in porto. Finito in uno scroscio di vergognosi applausi. Ma Maiorino riesce a far approvare l’articolo che istituisce case famiglie e centri antiviolenza in tutta Italia, con un fondo di 4 milioni di euro approvato in legge di bilancio. Vengono così aperti oltre 40 centri in Italia, tuttora finanziati. Figli di una lotta partita dalle rivendicazioni del movimento LGBT. Dalle lotte “massimaliste“. Il movimento LGBT non è fermo al 2016. Ma ottiene tanto a tutela delle vittime di discriminazione.

Oltre questo risultato è importante analizzare effettivamente su cosa si siano concentrate le battaglie LGBT+ recentemente, attraverso, e non se ne risentano le altre associazioni, il documento politico dell’ultima mozione unitaria di Arcigay, la più grande associazione LGBT d’Europa. Documento che in primis, dopo una descrizione della situazione nazionale e internazionale, riconosce il risultato dell’istituzione dei Centri Antiviolenza, che Concia e De Giorgi dimenticano, per poi ricordare come tante associazioni aderenti ad Arcigay abbiano resistito alle difficoltà della pandemia, non chiudendo e continuando a offrire servizi. Cosa che Concia e De Giorgi forse dimenticano. C’è inoltre da specificare che le battaglie storiche di Concia e De Giorgi sono ben inserite nel documento. Si parla di matrimonio egualitario, riforma delle adozioni, riforma della legge 164 del 1982. “Matrimonio egualitario” che ricorre per ben quattro volte rispetto, ad esempio, alla “gestazione per altri“, che ricorre una sola volta. Un riferimento a un linguaggio non rispettoso e sessista. Assenti tutte le altre elencazioni di Concia e De Giorgi, che forse davvero si sono persi nei meandri delle pagine de Il Foglio.

Particolare poi l’inquadramento temporale di Concia e De Giorgi che, sempre riferendosi al 2016, specificano come oggi si sia perso “il calore della gente comune, che capiva la ragionevolezza delle nostre rivendicazioni. Era un movimento di popolo, perché popolare.” Concia e De Giorgi dimenticano come il coinvolgimento del “popolo”, come amano chiamarlo, è radicalmente cambiato nell’arco degli ultimi dieci anni. Basti pensare alla diffusione dei Pride in Italia, passati da poco più di una decina a oltre cinquanta. Dalle grandi città alle periferie, passando per piccoli comuni e intraprendendo battaglie che, pride dopo pride, cambiano il volto delle province. Milioni di persone scese in piazza negli anni. Che, forse, Concia e De Giorgi non hanno visto. Un popolo che ha voluto segnare anche un risultato storico alle ultime elezioni politiche del 2022. Per la prima volta le forze progressiste, intese sommariamente come forze che presentavano almeno la legge contro l’omofobia nel proprio programma, hanno superato il 50%. E per la prima volta dei partiti di massa (Movimento 5 Stelle e Partito Democratico) hanno inserito il matrimonio egualitario nel proprio programma, portando a oltre il 40% dei voti le forze favorevoli. Dopo anni di percentuali del 3-4% di qualche partito di sinistra che da solo portava avanti questa battaglia. Una legge elettorale folle che si basa su uninominali, maggioritari e strani meccanismi ha poi voluto che il Parlamento fosse composto in maggioranza dalle forze di centrodestra. Ma il paese Italia, per la prima volta nella storia, ha votato progressista.

Un cambiamento che Concia e De Giorgi non hanno visto. Cercasi buon oculista.

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